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“Fece anche cAse buone”?

Le meraviglie del razionalismo oscurate dall’ombra del fascismo

Dettaglio di una statua, Palazzo della Civiltà Italiana
(Eur, Roma)

Il 30 marzo 1931 è una grigia mattina di inizio primavera. Pier Maria Bardi, famoso giornalista ‘amico’ dei razionalisti nonché direttore della Galleria d’arte di Roma, prende sottobraccio Benito Mussolini. All’ingresso della seconda esposizione universale del razionalismo italiano, ha affisso la cosiddetta “Tavola degli orrori”, un collage di esempi di architetture da lui considerate, appunto, “orrende”. Si assicura che il Duce la osservi bene, e poi gli consegna un plico, contenente il manifesto del razionalismo italiano: “Mussolini – gli dice con tono seducente – il fascismo è un qualcosa di rivoluzionario. E rivoluzionario deve essere anche nell’architettura”. Poi, la proposta: “Faccia del razionalismo un’arte di Stato, costruisca tutti gli edifici pubblici con questo stile. Non se ne pentirà”.

Il leader del partito fascista aggrotta le sopracciglia e intasca il foglio appena consegnatogli da Bardi nella tasca destra della giacca. Durante la visita alla mostra curata dalle archistar Adalberto Libera, Gaetano Minnucci, Giuseppe Pagano, Gino Pollini e Giuseppe Terragni, appare distratto. Sembra pensare solo a quella strana proposta, a quella pazza idea di poter dare il suo benestare alla creazione di una vera e propria ‘arte del Regime’. Ma ciò non avverrà mai. La tavola degli orrori è piena zeppa di edifici progettati da architetti iscritti al sindacato fascista, e Mussolini sa bene che biasimarli e appoggiarne il pubblico ludibrio lo esporrebbe a critiche e reazioni pesanti.

Facciata del Palazzo della Civiltà Italiana (Eur, Roma)
Ingresso del Palazzo dei Congressi (Eur, Roma)

Eppure, nei decenni immediatamente successivi alla caduta del regime, l’ombra del Duce comincia a oscurare le meraviglie partorite da questo sodalizio mai siglato. Secondo Norberto Bobbio, “Il fascismo è al di fuori di ogni cultura”, e dunque ciò chè è stato prodotto durante il ventennio, in qualsiasi campo, altro non è che una bieca e meschina subcultura, non degna di essere presa in considerazione. Per dirla come Fulvio Irace, storico dell’architettura moderna e docente del politecnico di Milano, “la storiografia resistenziale, di carattere politico, censura le meraviglie razionaliste, in nome del diktat per il quale tutto ciò che risaliva a quel tempo doveva essere definito spregevole, persino l’architettura di mostri sacri come Giuseppe Terragni, Adalberto Libera, Giuseppe Guerrini”, o gioielli architettonici come L’Eur, la Garbatella o il foro italico a Roma, la casa del fascio a Como e molti altri.

Ingresso del Palazzo dei Congressi (Eur, Roma)
Palazzo delle poste (Ostiense, Roma)

All’oscuramento della bellezza razionalista, oltre alla storia, si dedica anche il giornalismo. Il 5 ottobre 2017, sul sito dell’americano New Yorker, esce un articolo a firma Ruth Ben-Ghiat, nota esperta di fascismo, in cui ci si chiede “come mai in Italia ci siano ancora così tanti monumenti fascisti in piedi”. Il tono è polemico, quasi accusatorio. Non si crede accettabile che in Italia, al contrario di quanto avvenuto in Germania dopo il nazismo, decine di palazzi e statue eretti durante il regime non siano ancora stati demoliti. Il ragionamento è il seguente: “Se il regime fascista è universalmente considerato criminale, abominevole, osceno, come è possibile che non lo siano anche i suoi prodotti culturali e architettonici?”.

La risposta, efficace, giunge ancora per voce del professor Irace: “Io credo che l’architettura non la facciano solo gli architetti, ma le situazioni politiche ed economiche, che ne determinano la riuscita. E’ chiaro che la propaganda, il messaggio ideologico di Mussolini, soprattutto per le città di nuova fondazione, hanno fatto la loro parte, sponsorizzando in qualche modo la costruzione di opere meravigliose” come il Palazzo delle poste di Adalberto Libera nel quartiere romano di Ostiense o la casa della Gil a Trastevere. “Tuttavia – prosegue – è altrettanto innegabile che un giudizio scevro da considerazioni politiche su queste architetture dovrebbe condurre ad ammettere che Terragni è stato uno dei più grandi architetti del ventesimo secolo, e che le creazioni sue e dei suoi colleghi siano universalmente rilevanti.” Perché, è il senso del ragionamento di Irace, si dovrebbe far finta che le geometrie, i giochi di luce e di prospettiva, la “modernità classica” degli edifici razionalisti non esistano, o addirittura pretendere che non debbano più esistere, solo per mere questioni di giudizio politico su chi le aveva commissionate?

Facciata di un edificio razionalista (Garbatella, Roma)
Ingresso di una villa popolare (Garbatella, Roma)

2 pensieri riguardo ““Fece anche cAse buone”? Lascia un commento

  1. Ho sempre pensato che l’architettura fascista fosse l’ultimo vero stlie prima del nuovo millennio. Bravo professore Irace, ricordo le sue splendide lezioni con grande piacere!

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  2. Perché confondete l’Architettura con il fascismo . Architettura è espressione di pensiero , ma non la guardate pensando al fascio , ma a cosa rappresenta per se stessa . Ci sono delle opere di cui andare orgogliosi . purtroppo quelle costruite post fascismo sono soltanto un colpo di flash e poi finiscono . Guardiamo le chiese e i reperti architettonici che fortunatamente insistono sul nostro territorio .Nessuno si chiede qualcosa su chi le ha costruite .

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