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La Madonna dell’acqua lurida

L’Ammazzacaffè è il digestivo di fine settimana offerto da Lorem Ipsum. Nella prima puntata la storia della Madonna dell’acqua lurida, una bestemmia che diventa preghiera

Madonna dell’acqua lurida. No, non è una bestemmia, ma una scultura, e una preghiera. Anche se va detto che chi l’ha fatta è un veneto. Si chiama Federico Soffiato, scultore e presidente dell’unica scuola marmorista del nord Italia: la sua opera mostra una Madonna, che tiene in braccio il Bambino, turandogli il naso.

Da oggi, 13 settembre, fino a domenica 15, l’opera originale sarà esposta al centro culturale San Gaetano di Padova, nell’ambito del “Future Vintage Festival”. Ma da giorni una copia in legno è spuntata sulle acque del fiume Bacchiglione, con la mano celeste che protegge il figlioletto dalla puzza dell’acqua lurida.

Una denuncia contro l’inquinamento delle acque, che si connette anche a uno dei tanti possibili significati etimologici del nome Maria: “mare amaro”. E quella di Padova è solo la prima tappa di una processione che farà approdare la scultura in altri mari amari, a cominciare da Venezia.

L’artista ha spiegato che la sua è una Madonna “impotente di fronte allo scempio che l’avida speculazione del capitalismo da tempo provoca ai danni del mare e del pianeta”. Ecco dunque in risposta la provocazione dell’arte, quella che più ci piace, l’arte in quanto provocazione.

Si è detto invece offeso il senatore leghista Andrea Ostellari, d’altronde chi può dire per quali e quanti olezzi ci si debba turare il naso nell’alto dei cieli. Non tutti i fedeli sono uguali, c’è chi corre a iscrivere la Madonna al proprio partito e chi sceglie di pregarla in altro modo. Chi può dire dove sia il bestemmiatore.

“Abbiamo inquinato il Tuo regno contro la Tua volontà”, recita la preghiera trascritta nel santino che Soffiato ha dedicato alla Madonna dell’acqua lurida. E invoca: “rimetti i pesci nei nostri fossi come noi li rimettiamo nei nostri congelatori, e non ci indurre la tentazione di inquinare ancora il mare”.

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