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La svolta, ecco perché in Umbria ha già vinto la destra

«Salve, Umbria verde», scriveva Giosuè Carducci nel 1876 nella sua ode “Alle fonti del Clitumno”. E potete stare certi che fino a non molto tempo fa, il verde a cui si riferiva il poeta era ancora quello delle colline di questa piccola regione del Centro Italia, che conta poco meno di 900mila anime. L’avesse scritta oggi però avremmo avuto qualche dubbio nel parafrasarne i versi, giacché ben altri verdi hanno preso a colorare la regione, persino laddove dominava il rosso. Verde come «i monti al carme e i boschi e l’acque» o, più semplicemente, verde Lega.

Difficile, quasi impossibile da credere: l’Umbria, fortino rosso per eccellenza insieme a Toscana ed Emilia, sta per essere sottratta al centrosinistra fin dove pareva inespugnabile. Il 27 ottobre si vota per scegliere il nuovo presidente di Regione e rinnovare l’assemblea legislativa. Tutto questo avviene sette mesi prima del dovuto: la presidente uscente, Catiuscia Marini, si è dimessa in seguito a “Sanitopoli”, lo scandalo dei concorsi nella sanità umbra che ha spazzato via la giunta di centrosinistra e ha portato all’arresto, tra gli altri, di Gianpiero Bocci, al tempo segretario regionale del Partito Democratico. E per la prima volta nella storia, la candidata del centrodestra, Donatella Tesei (Lega), ha concrete possibilità di vittoria.

Scandali, le destre galvanizzate dal grido di battaglia del condottiero Salvini dalla cresta più alta dell’onda, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che corrono ai ripari con una stramba alleanza dell’ultimo minuto: tutto sembra pronto per la storica disfatta in una regione da sempre governata soltanto dalla sinistra. Ma forse commetteremmo un errore a raccontare come uno spericolato sorpasso a destra, una lenta manovra cominciata molti anni fa. Nel 2010 Catiuscia Marini, aspirante presidente della Regione, stravinceva le elezioni con la coalizione a guida Pd, dando 20 punti percentuali di distacco a Fiammetta Modena, candidata dell’allora Popolo della Libertà. La Lega si fermava ad appena il 4 percento delle preferenze. A distanza di 9 anni, alle Europee del 26 maggio 2019, il partito di Matteo Salvini non solo è cresciuto a dismisura, ma è diventato il primo partito in Umbria, con il 38,18 percento dei voti. Il risultato più eclatante si è avuto a Città di Castello, con i leghisti che hanno ottenuto più del 48 percento, cifre che in passato era in grado di raggiungere solo il Partito Comunista.

L’uomo della Lega a Città di Castello è Riccardo Augusto Marchetti. Entrato in Parlamento nel 2018 sconfiggendo nel collegio uninominale proprio quel Gianpiero Bocci finito al centro delle cronache giudiziarie, è lui a raccontare cosa è cambiato negli ultimi tempi: «La destra ha avuto per anni una politica troppo ideologica e identitaria. Inoltre non ha mai fatto un’opposizione incisiva e, in una terra che per storia e cultura è di sinistra, non è mai riuscita ad attecchire, perché i suoi esponenti sono sempre stati considerati dei fascisti». Eppure qualcosa deve essere cambiato, se il partito di Salvini ha già dimostrato di poter effettuare il sorpasso: «Dal 2013 in poi – spiega Marchetti – abbiamo cominciato a portare avanti dei messaggi post-ideologici. A me non interessa se un’idea è di destra o di sinistra, se è buona la cavalco. La sinistra umbra si è imborghesita, noi invece siamo al fianco dei lavoratori e degli imprenditori. Un po’ come è accaduto con gli operai delle acciaierie di Terni».

Già, Terni, la città operaia per antonomasia: alle comunali del giugno 2018 Leonardo Latini, scelto personalmente da Salvini, ha sfiorato la vittoria al primo turno, stravincendo poi il ballottaggio contro il candidato dei 5 Stelle. Il Pd, lacerato da divisioni interne e scandali che anche in quel caso avevano fatto concludere malamente il mandato, è finito addirittura al terzo posto. A Terni, tranne una breve parentesi durata dal 1997 al 1999, il centrosinistra aveva sempre governato.

Ma non dobbiamo interessarci solo a questi fatti più eclatanti, rischieremmo di non accorgerci che quello che molti paventano è già accaduto da un pezzo. Infatti, indipendentemente da quello che sarà l’esito di queste Regionali, la sinistra ha già perso l’Umbria. Anno dopo anno, comune dopo comune, oggi oltre il 60 percento degli umbri è amministrato da sindaci di destra o che, pur formalmente civici, sono stati appoggiati da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Perugia, Spoleto, Todi, Orvieto, Foligno – il cui sindaco è stato più volte sostenuto in piazza da Salvini – hanno tutti primi cittadini che guidano coalizioni in cui i leghisti hanno un peso decisivo.

Come ha fatto il centrosinistra a perdere, tra il 1995 e il 2015, più della metà dei consensi e quasi tutte le città umbre più grandi? Come è stato possibile, per gli eredi del vecchio Pci, buttare al vento decenni di certezze che consentivano in questa parte d’Italia di strapazzare la Democrazia Cristiana con distacchi siderali, che andavano dai 10 fino ai 20 punti percentuali su base regionale? Stefano Vinti, per tanti anni segretario regionale di Rifondazione Comunista, è stato assessore nella prima giunta Marini e ha ben chiaro cosa è accaduto: «Sono due decenni che l’Umbria è in crisi, una crisi che coinvolge tutti, politici, imprenditori, lavoratori. Il Pd umbro si è adeguato alle politiche liberiste centrali e ha accettato supinamente l’austerità europea. Questo fatto, in un tessuto economico come il nostro, molto debole, ha precluso qualsiasi possibilità di sviluppo, anzi ne ha determinato un declino. Il buon governo della regione non c’è più, oggettivamente».

Non la vede troppo diversamente Carla Casciari: eletta nel 2010 con l’Italia dei Valori, ex vicepresidente della Giunta regionale ed ex assessore alle politiche sociali, è confluita nel Pd nel 2015. Per queste elezioni non è stata ricandidata (con strascichi polemici) e può fare un bilancio critico di quanto avvenuto: «È stata una mancanza del centrosinistra e del Pd umbro quella di non essersi adeguati a un percorso europeo mutato, si è guardato al passato. Il voto di protesta, che prima veniva dato ai 5 stelle, si sta spostando verso la Lega. Il centrosinistra deve mettere da parte l’arroganza, l’autoreferenzialità e tornare in mezzo alle persone, ma – chiosa con amarezza – non è questo il Pd giusto per farlo».

Il tradimento politico della sinistra nei confronti dei suoi stessi elettori è un po’ il leitmotiv di questi anni e a destra si sfregano le mani, tra l’entusiasta e l’incredulo. Secondo Riccardo Marchetti «l’elettore di sinistra vota la Lega, ma non per questo tradisce se stesso, anzi. È vero che la Lega si posiziona nel centrodestra, ma se analizziamo i punti sostanziali, dal sociale alla difesa del lavoratore, io sono dieci volte più a sinistra del Pd». Forse un’eresia, che però dà una visione nuova al graduale spostamento di voti in questa piccola regione.

Comunque andranno le elezioni del 27 ottobre, le forze di centrodestra hanno già ottenuto dei successi importanti. Hanno costretto il Pd a cercare l’alleanza a livello locale con il Movimento 5 Stelle, sull’onda del patto di governo nazionale, e a scegliere come candidato alla presidenza Vincenzo Bianconi, noto albergatore di Norcia ed ex presidente di Federalberghi, che solo pochi mesi fa aveva espresso il suo sostegno per una candidata alle Europee di Forza Italia. Non proprio un comunista, insomma.

«Se gli umbri si rivolgono ad altri è perché la sinistra ha tradito se stessa e i suoi ideali» commenta Emanuele Prisco, uno degli uomini di punta di Fratelli d’Italia in Umbria, che nel 2018 ha fatto il grande salto passando dall’assessorato alle infrastrutture del comune di Perugia a deputato, sbaragliando la concorrenza nel suo collegio uninominale.

Lo scontro si fa sempre più duro, anche perché in tavola c’è un piatto ricchissimo, quello della sanità umbra che – al netto dell’inchiesta della magistratura sui concorsi e i favori tra politici, medici e amministratori – è indicata come una delle migliori in Italia. Lo scandalo di “Sanitopoli” però è ancora un nervo scoperto, una vicenda che ha spaccato ulteriormente un Partito Democratico umbro già frantumato in mille anime. Nel suo programma, Donatella Tesei ha inserito alcune frasi in cui si lascia intendere che, in caso di successo del centrodestra, la componente privata nel settore sanitario aumenterà. Una proposta che spaventa gli ormai ex amministratori della Regione Umbria: «Con la sanità privata – afferma Vinti – l’universalità del diritto alla cura sarà messo in crisi. Questo comporterà solo maggiori spese: la salute sarà merce, la sanità un affare. Se questa è la soluzione, siamo rovinati».

Preoccupazioni di sinistra. Ma «la sinistra siamo noi oggi in Umbria» come dice il leghista Marchetti, e chi può dargli torto se ora è lui ad avere i numeri che solo il Pci otteneva. E pensare che quando nel 1990 si affacciava timidamente la “Lega Centro Umbria”, otteneva un migliaio di voti e lo 0,24 percento. Per dire, un sesto di quelli che in Umbria ha ottenuto Casapound nel 2018, 6.399 voti, 1,2 percento. Allora «salve, Umbria verde». E ad maiora!

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