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Galeotto fu l’amore

Galeotto è l’amore. A maggior ragione se non più corrisposto. Porta l’amato rigettato a far di tutto pur di riconquistare il cuore dell’amata perduta. Così un 18enne tedesco, dopo essere stato lasciato al telefono dalla fidanzata, ha ben pensato di scalare il muro di 4 metri che cinge il carcere minorile di Vechta, in Bassa Sassonia, Germania. Lì si trova detenuta l’ex ragazza.

Il ragazzo è riuscito a raggiungere la finestra sbarrata della ex al primo piano dell’edificio, approfittando di un lampione. Viene facile il paragone con Romeo che scala un muro del giardino per raggiungere la sua Giulietta. Le guardie carcerarie hanno cercato di convincere l’amante rinnegato a scendere, ma di fronte ai suoi dinieghi, sono andate a prenderlo con una scala. Era mezzo nudo, sembra per evitare di impigliare i vestiti sul filo spinato.

Ora contro di lui pende una denuncia per violazione di domicilio e contatto non autorizzato con detenuti. Che l’impresa sia riuscita a riconquistare il cuore della fidanzata, non è dato sapere. Quel che è certo è che l’istituzione carcere, che da anni ha rivelato tutta la sua inutilità e inefficacia – si vedano i dati sulla recidiva e sul suo ruolo criminogeno – potrebbe finalmente trovare nuova ragione d’essere. Una musa ispiratrice di imprese eroiche, di epici tentativi di riconquiste d’amore.

D’altro canto, trovare un senso al carcere, specchio cruento della più bieca vendetta sociale, è impresa ardua. Lo aveva capito già nel 1904 il fondatore del partito socialista italiano Filippo Turati: “Noi ci vantiamo – scriveva – di aver cancellato la pena di morte, e la pena di morte che ammanniscono a goccia a goccia le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano del carnefice”.

Come non pensare allora a Miché, in carcere per aver ammazzato chi voleva rubargli Marì. “L’avevan perciò condannato vent’anni in prigione a marcir, però adesso che lui s’è impiccato la porta gli devono aprir”, cantava Faber. Il più grande gesto d’amore, la consapevolezza di essere pienamente se stesso solo nella propria condizione di innamorato. A dispetto dell’istituzione più inutile di tutte, che l’amor non può contenere.

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