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A sarà dura

Forse stasera, Nicoletta, pensi: se morissi in prigione
se l’ufficio matricola fosse stato il vestibolo
Il nome sarebbe inciso sulle pietre,
per avere seguito la libertà ostinata, solitaria
di non cedere, chiedere.

Inizia così la poesia che lo scrittore Erri De Luca ha dedicato a Nicoletta Dosio, 73 anni, attivista No Tav, un passato da insegnante di greco e latino. Dal 30 dicembre scorso, questa militante della Val Susa, dal capello fulvo e dallo sguardo profondo, si trova reclusa nel carcere torinese delle Vallette. È stata condannata a un anno per un fatto risalente al 2012, quando partecipò a una protesta al casello di Avigliana della Torino-Bardonecchia. La Cassazione ha affermato che l’ex insegnante, notata mentre bloccava una corsia reggendo uno striscione, non si è resa autrice di gesti violenti o minacciosi ma ha fornito “apporto materiale e morale alla manifestazione” e ne ha “condiviso il progetto”.

“Non voglio la grazia. Non voglio nessun provvedimento di clemenza che sia ritagliato esclusivamente intorno alla mia persona”, è la posizione presa da Nicoletta, che ha rifiutato la detenzione in casa e ogni altra misura alternativa. La 73enne si dice invece favorevole a una “amnistia sociale”, un provvedimento generalizzato che riguardi le persone accusate di reati riconducibili alle lotte contro disoccupazione, precariato e tutte le povertà prodotte dalla crisi economica.

Ora, comunque la si pensi sull’Alta Velocità Torino-Lione, una cosa dovrebbe mettere d’accordo tutti, madamine e No Tav, forcaioli e garantisti, rivoluzionari e riformisti: portare dietro le sbarre chi protesta e organizza dissenso politico su una grande opera trattando il tutto alla stregua di un problema di ordine pubblico, non è atto degno di un Paese democratico. Lo abbiamo visto in Spagna, dove sono stati condannati a pene severe i leader dell’indipendenza catalana. Accade ora in Italia, dove si punisce una tenace dissidente, rea di seguire la “libertà di non cedere”.

Così si conclude la poesia di Erri De Luca:

È già passato il numero di un anno.
È l’ora di domani, Nicoletta,
la cella è un giorno avanti,
perché tu sei quel giorno.

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