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Medioevo-19

Siamo in guerra. Bollettini quotidiani di morti e feriti. Ospedali zeppi, interi reparti trasformati in terapia intensiva. Scuole chiuse. Stadi congelati nel silenzio di ghiaccio di partite mute. Nuove distanze di sicurezza che legittimano vecchie insicurezze.

Non baciatevi, non toccatevi, state lontani, almeno un metro. Siamo in guerra. Niente pace. Scambiarsi un segno di pace? Vietato! Siete matti? Siamo in guerra. Meglio chiuderle le chiese, con quelle comunioni promiscue, tutti a inzuppare l’ostia nello stesso vino; ostie passate di mano in mano o peggio di mano in bocca, con qualche vecchietta che allunga la lingua e tocca la punta delle dita del prete che le asciuga su un’altra ostia da infilare nella bocca del prossimo.

Sia remoto il prossimo tuo: eccolo l’urlo di guerra che sale direttamente dall’inferno. Sì, proprio dall’inferno. “Con la diffusione del coronavirus si sta realizzando il periodo di Satana”, avverte Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.

E in questa guerra ci è preclusa persino l’arma per combattere il nemico. Con la scusa del virus, Satana è riuscito a mettere i lucchetti alle acquasantiere, nel complice silenzio generale. Ma qualche audace soldato resta e non ci sta: “Se l’acqua è santa combatte il virus – protesta Paolo Brosio – Hai mai visto l’acqua santa o Gesù che trasmettono il virus? Come può l’acqua benedetta da un figlio prediletto di Cristo portare contagio? È una questione di fede”.

È la resistenza. E sopra le terre della zona rossa da dove si è diffuso il male, è volata una solitaria colomba di speranza. “Alle tre e mezzo del pomeriggio vedrete un aereo bianco – aveva detto al telefono don Gianni Regolani a don Gabriele Bernadelli, parroco di Castiglione d’Adda – se volete, potete farvi il segno della croce perché in quel momento scenderà su di voi la benedizione”.

E don Regolani ha mantenuto la sua promessa, bombardando di benedizioni le terre maledette dall’alto del suo superleggero. Non siamo mica nel medioevo, oggi la peste la combattiamo così.

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