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Il Deca

Dico adunque che già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn’altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale, per operazion de’ corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata quelle d’inumerabile quantità de viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in uno altro continuandosi, verso l’Occidente miserabile s’era ampliata.
(Giovanni Boccaccio, Decameron, Giornata Prima, Introduzione)

Riflessioni decaffeinate, buone anche per i deboli di cuore

Mese terzo dell’anno duemilaventi. La “mortifera pestilenza” chiamata Coronavirus, partita dalla Cina si è abbattuta sull’Italia e nel giro di qualche settimana è dilagata in tutto il mondo. L’Organizzazione mondiale della sanità (WHO) l’11 marzo ha classificato l’emergenza sanitaria in atto come “pandemia”.

«We have rung the alarm bell loud and clear»
«Abbiamo suonato l’allarme forte e chiaro»
(dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus, Who Director-General)

L’allarme, almeno in Italia, sta suonando forte e chiaro da qualche settimana. Il Governo, in maniera graduale, ha adottato misure volte al “contenimento e gestione dell’emergenza”. La “zona rossa” si è estesa un po’ alla volta: dapprima nei comuni del Lodigiano al confine tra Lombardia ed Emilia Romagna, poi in una buona fetta del Nord Italia, fino ad arrivare al decreto dell’11 marzo, per cui le restrizioni riguardano tutto il territorio nazionale, fino – almeno – al 3 aprile 2020.

Dai nostri divani, letti, schermi di pc e smartphone, non possiamo far altro che immergerci nel mondo di internet, tra siti e social, e provare a dare una lettura organica e commentata di quanto visto, ascoltato, pubblicato e condiviso in questi giorni a dir poco particolari. Godetevela – o almeno provateci – che tanto…che altro di meglio avete da fare? [Consiglio non richiesto: PornHub ha lanciato la campagna Italia We Love You, così tanto per una completa informazione]

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è prodigato in una serie di messaggi attraverso i vari mezzi di comunicazione. Vogliamo sottolineare un post in particolare, che ci è sembrato degno di nota. Siamo nell’ufficio del Presidente, il tavolo è coperto di fogli sparsi e cartelline. A capotavola, il Premier (per l’occasione lo definiamo così, all’inglese…) è assorto in un’attenta analisi di un blocco di appunti, probabilmente il testo di un decreto che verrà approvato di lì a poco. «In questo giorni – citiamo la didascalia – ho ripensato ad alcune vecchie letture, a Winston Churchill. Questa è la nostra “ora più buia”. Ma ce la faremo».

Lo sguardo, immerso in un’attività delicata, ignora (artificialmente?) la macchina fotografica; l’effetto sfumato accompagna il nostro occhio verso il centro dell’inquadratura. Non riusciamo a leggere la marca dell’orologio, altrimenti sarebbe il perfetto post di un influencer…

Tanto per aver chiaro il riferimento, Conte ammicca al discorso che Winston Churchill – primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale – tenne nel giugno 1940.

La comunicazione – un po’ schizofrenica – la fa da padrona anche in tempi di coronavirus. Emblematico è il caso di Nicola Zingaretti. Il segretario del Partito democratico, tra i protagonisti della campagna a suon di hashtag #milanononsiferma, aveva partecipato a un aperitivo milanese per rilanciare l’economia dopo le prime misure restrittive. Qualche giorno dopo, la comunicazione via Facebook: “Sono positivo. Devo restare a casa, ma sto bene” (da Lorem Ipsum, i migliori auguri di pronta guarigione!). A quel punto – ma Zingaretti è solo uno dei tanti esempi – tutti hanno virato sul nuovo #iorestoacasa. Che la classe politica sia più interessata allo slogan del momento, senza grande lungimiranza, ce lo conferma anche Matteo Salvini, capace di cambiare idea in pochi giorni: dal “Venite in Italia” con cui esortava i turisti stranieri a fine febbraio al “Chiudiamo tutto” di metà marzo, in una continua piroetta. 

A creare ulteriore confusione ci si sono messi anche i quotidiani, che la sera del 7 marzo hanno iniziato a pubblicare la bozza delle principali disposizioni del decreto del premier Conte che avrebbe di fatto isolato le zone focolaio del Nord Italia. Una scelta discutibile, alla quale hanno aderito tutti, con la sola eccezione de Il Post. Le immagini delle migliaia di persone che corrono alla stazione di Milano per prendere i treni nel tentativo di muoversi verso il Sud Italia sono ancora davanti agli occhi di tutti. 

Altro giro, altro hashtag, altra corsa. Messaggi opposti nell’arco di una manciata di giorni. L’eccezionalità della situazione rende tutto comprensibile, sia chiaro! Era da un secolo che l’umanità non affrontava una pandemia: dalla febbre spagnola del 1918-20, che arrivò a infettare 500 milioni di persone nel mondo e causò la morte di un numero di esseri umani che, secondo numerose stime, varia dai 50 ai 100 milioni. Ma lì si era appena usciti dalla Grande Guerra, la cui devastazione e spaesamento è stato ben descritto nel film di Sam Mendes “1917“, vincitore di 3 statuette all’ultima edizione degli Oscar.

Una situazione eccezionale come questa richiederebbe anche una classe dirigente che fosse in grado di guidare un popolo, attraverso un pensiero e una visione (parolona) coerente e definita; non preda della campagna social della settimana.

Churchill, De Gaulle e compagnia bella, per il momento, lasciamoli in pace…

Si è fermato tutto. Ma proprio tutto, pure la Serie A! Le polemiche infinite tra la Lega Calcio, la Figc e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora sono state un evitabile siparietto in una fase di grande tensione. A dire il vero all’estero non è andata meglio. Basti pensare all’uscita scomposta di Lebron James, star assoluta del basket NBA, che ha affermato, tra gli sghignazzi dei giornalisti, di non voler giocare con i palazzetti vuoti: “Io gioco per il pubblico!”

La verità è che di eventi sportivi a porte chiuse, nel nostro Paese, ce ne sono stati pochi: ha aperto i giochi un mestissimo Parma-Spal, li ha chiusi il derby d’Italia tra Juventus e Inter, preceduto da una sequela assurda di scontri verbali a distanza tra dirigenti e istituzioni calcistiche e proseguito dopo la scoperta della positività all’infezione da coronavirus di Daniele Rugani, difensore dei Bianconeri. Poi le decisioni del Governo, stop a tutto.

Corriere dello Sport, 12.3.2020

Stop al calcio, stop naturalmente al turismo. Foto come questa (risalente a qualche anno fa, ma ri-postata dal suo autore solo lo scorso novembre), saranno per mesi nient’altro che un ricordo.

Città come Venezia, Firenze e Roma hanno visto allentare la morsa del turismo di massa. Operatori del settore in ginocchio, in attesa di misure di compensazione e, un giorno non troppo lontano, anche di rilancio. Attenzione però. Questo blocco imposto potrebbe rivelarsi anche l’occasione per ripensare il sistema di accoglienza turistica del nostro Paese. Un tema molto caro a Lorem Ipsum: alcune riflessioni e proposte potrebbero trovarsi nei meandri del nostro progetto “A casa tutto BnB”. Ma non ci vogliamo illudere troppo.

E se pensate che il mondo intero si sia fermato, rinchiuso in casa e seduto sul divano a guardare i notiziari che tanta ansia ci mettono addosso, vi sbagliate di grosso. Di fatti, oltre al nostro ormai celeberrimo virus, ne sono accaduti e noi non ce le siamo lasciati sfuggire, tanto da dedicare a loro la puntata del 13 marzo dell’Ammazzacaffè che trovate qui sotto. 

Prima di finire tutti in isolamento forzato, vi sarà forse capitato di passare dalle parti di un distributore di benzina: bene, se è così non avrete potuto fare a meno di notare che il prezzo del carburante è sceso e c’è un motivo preciso: l’Arabia Saudita ha deciso di abbassare il costo del proprio petrolio e di aumentarne la produzione, in modo da danneggiare i propri concorrenti, tra tutti la Russia, e costringerli a rinnovare l’accordo sull’“oro nero” che scade a fine marzo. 

In più, se siete dei fan di Woody Allen, vi segnaliamo la battaglia familiare con il figlio Ronan Farrow, il giornalista che ha scoperchiato il pentolone fatto di abusi sessuali e di potere a Hollywood da parte del produttore Harvey Weinstein (a proposito, sapevate che lo hanno appena condannato?) e che ha costretto la casa editrice Hachette a ritirare dalla vendita il libro di Allen, “A proposito di niente”.

Ps. Se state progettando di scappare dall’Italia versione “zona-rossa”, vi segnaliamo un sottomarino pronto all’uso. Altrimenti, rilassiamoci un po’ e vediamoci tutti a fare le parole crociate insieme a Frank Matano!

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