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Movida et impera

C’erano una volta i runner, i temibili corridori che in disprezzo alla salute collettiva rappresentavano il pericolo più grande per l’Italia pandemica. Adesso il nemico ha un altro nome e un altro volto: movida. Se fino a qualche settimana fa a far gridare allo scandalo erano gli irresponsabili amanti del jogging, oggi la battaglia va combattuta aspramente contro i consumatori degli aperitivi. I nuovi untori.

L’antifona si era già capita con il celebre scatto dei Navigli, in cui un sapiente teleobiettivo ha immortalato “orde” di malviventi finiti in home page del sito di Repubblica e rimproverati severamente dal sindaco Sala con la minaccia di chiudere tutto.

Adesso sui social è esplosa l’indignazione collettiva per alcuni filmati girati a Padova e Palermo in cui si vedono assembramenti di giovani fuori dai locali, in palese violazione delle norme in primis del buon senso. Succede però che la caccia all’untore diventi filone narrativo che i giornali cavalcano e alimentano. Ed ecco allora gli anatemi strillati a tutta pagina contro i giovani irresponsabili, la generazione trasgressiva, i fiumi di alcol. Parrebbe che le nostre città siano invase di minacciosi adolescenti pronti a seminare il virus.

La politica non può certo restare indietro. Così Conte ammonisce: “Abbiamo tolto l’autocertificazione perché la curva era sotto controllo, ma nessuno pensi che sono saltate le regole di precauzione. Non è il tempo dei party e della movida”.”La movida in questo momento non solo non è ammissibile né tollerabile ma rischia di essere un focolaio permanente. La sicurezza non è un optional, è un obbligo e lo Stato interviene”, rincara la dose il ministro Boccia.

C’erano una volta i tagli alla sanità, la gestione scellerata della politica lombarda, le Rsa trasformate in cimiteri, gli ospedali in focolai, c’era il neoliberismo che impoveriva gli ultimi e arricchiva i primi, c’era un modello industriale e di consumo che causava ogni anno milioni di vittime. Ma no, le ultime esigue forze rimaste vengono riservate per combattere la cosiddetta movida, che poi sarebbe storia di post-franchismo iberico. Fino al prossimo succulento oggetto di distrazione collettiva.

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