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Il Deca – Movida

Hagas lo que hagas, PONTE bragas
(slogan di spot, dal film Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, Pedro Almodóvar, 1980)

Riflessioni decaffeinate, buone anche per i deboli di cuore

Senti che aria fresca, che fermento! Il primo weekend di ritrovata libertà di movimento, in Italia e in Europa. Una nuova era in cui possiamo tornare a viaggiare, possiamo di nuovo godercela e rilassarci. Sentiamo il flusso della vita che scorre veloce, che elettrizza. In una parola: movida!

Movida. L’abbiamo sentita e risentita, in queste settimane: MO-VI-DA. Il termine viene dalla lingua spagnola, participio passato del verbo mover, muovere: sta a significare mossa, movimento. Storicamente, la “movida madrileña” identifica il clima sociale e culturale della capitale spagnola negli anni ‘80 del Novecento, tornato vivace dopo la fine del regime di Francisco Franco (Treccani.it) e ha un’accezione molto diversa da quella attuale: il movimento “celebrava la liberazione e le libertà, le idee libertarie di sinistra e la controcultura, nella musica, nelle arti, nella letteratura e nel cinema”.

Il “regime” che ci lasciamo alle spalle, stavolta, è quello pienamente democratico della Fase-1, poi trascolorata in Fase-2 e ora alle prese con il riassestamento della cosiddetta Fase-3. La nostra “movida” in salsa Covid.

1 – Movida violenta. Il gergo giornalistico ormai piazza il termine movida per descrivere le più diverse forme di “assembramento” (altro sostantivo su cui ci sarebbe da discutere e che – suggeriscono i virologi – andrebbe evitato). La movida violenta è quella della “Milano by night”, che avrebbe portato all’accoltellamento di un 25enne in Corso Garibaldi. I motivi della rissa? Ignoti, tanto ai giornalisti quanto ai carabinieri, meglio dare la colpa allo sballo serale, ignorante e rumoroso.

2 – Baby-Movida. Un divertimento facinoroso che sembra stretto parente della movida maleducata, quella dei giovani che hanno mangiato troppa “pizza da asporto e vino”. Quella movida insomma che insudicia e non pulisce, è sporca e ne va fiera. Siamo in provincia di Vercelli, il sindaco di Gattinara interviene e “bacchetta i vandali troppo incivili”, che se la sono spassata sulle scale della scuola media del paese lasciando poi in terra i cartoni della pizza e i cocci di bottiglia. L’occhio elettronico di una telecamera, però, li ha ripresi. La municipale indaga.

3 – Movida vs. Movida. Ordine e progresso. La tecnologia corre in soccorso dei più strenui sostenitori del rigore. Se nel piccolo comune di Gattinara è bastata la telecamera per riprendere gli amanti seriali (e serali) dello sballo, a Ferrara si sperimenta un’applicazione “che permette di conteggiare le persone che si trovano all’interno di un determinato perimetro di città”. A gestirla gli “angeli della movida”. Controllo su chi ha una prenotazione e si siede al tavolo e su chi invece non ce l’ha e consuma in piedi, colori diversi per chi entra e chi esce…carino, no? Alla faccia del rispetto della privacy e delle discussioni sulla vituperata “Immuni”. Ah, l’app in questione, ovviamente, si chiama… Movida.

4 – Maledetta movida. Guardiani, guardiani dappertutto. Ci sono gli “esposti contro la movida” torinese, per scongiurare progetti di pedonalizzazione che permetterebbero agli esercenti di espandersi negli spazi esterni del Lungo Po. Manna dal cielo per i proprietari di bar e ristoranti, incubo vivente per chi vive nei condomini della zona: “L’invasione dei dehors – dicono – cancellerà le nostre notti”. Ma per spiegare la situazione a Torino non c’è bisogno di tanto giuridichese, bastano i social per andare dritti al sodo…

5 – Moto-movida. Se a Torino sono in atto alcuni progetti di pedonalizzazione, Roma va nella direzione opposta. Per far tornare a vivere il centro e i suoi negozianti, l’amministrazione ha pensato di aprire al traffico le aree ztl. Ci perdonerete se la movida, in questo caso ce la infiliamo noi: le macchine sono tornate a trafficare il centro della capitale… Scelta in controtendenza rispetto ad altre metropoli internazionali che ha portato grande dibattito anche all’interno della stessa maggioranza. Per alcuni si tratta di un’occasione persa.

6 – Movida Nazionale. Le vie del centro di Roma, dopo settimane di desolazione, sono tornate a popolarsi anche di un’umanità variegata e pittoresca. Il clou si è avuto il 2 giugno, con la Festa della Repubblica diventata valvola di sfogo dei sovranisti. Se la manifestazione voluta dagli influencer Salvini e Meloni si è svolta in un clima pacifico, non si può dire proprio lo stesso del movimento dei “gilet arancioni” dell’ex generale di brigata Antonio Pappalardo. Ah, ovviamente della distanza di sicurezza neanche l’ombra, mascherine poche e mal posizionate, manifestazioni squisitamente politiche che si sono trasformate nel raduno dei populisti.

7 – Non posso respirare. Una “movida” ben diversa è quella che stanno vivendo le principali città degli Stati Uniti, paralizzate dalle proteste di centinaia di migliaia di persone in seguito alla morte di George Floyd, causata dagli agenti che lo stavano arrestando. Quel “I can’t breathe”, “Non posso respirare”, pronunciato varie volte dal 46enne afroamericano a Minneapolis, è un grido d’aiuto che in America spaventa più del Covid-19, perché per il virus del razzismo il vaccino è ancora lontano.

8 – Avanguardia pura. A sostegno dei diritti degli afroamericani si stanno organizzando tante manifestazioni anche in Italia, una bella movida, “da Trieste in giù”. Al di là di come la si pensi sulle Sardine che scendono in piazza a Roma per dire alla polizia americana di smetterla di uccidere i propri cittadini, siamo sicuri che tutti condivideranno il senso delle parole scritte da Gianni Boncompagni e Daniele Pace, interpretate da Raffaella Carrà più di 40 anni fa: “Ma girando la mia terra io mi sono convinta che, non c’è odio, non c’è guerra quando a letto l’amore c’è”.

9 – La bella movida.

Vicky Cristina Barcelona
W. Allen, 2008

Ah Barcellona! La Rambla, il sole, i mercati, i profumi! La mossa (movida) dell’Hospital del Mar di Barcellona è stata quella di accompagnare i propri pazienti sul lungomare. Dopo il ricovero in terapia intensiva causa Covid, quale miglior regalo se non la vista del mare catalano, per completare il recupero!

10 – Dolor y gloria. La movida come forma di sfogo dopo periodi di oppressione, che siano decenni di regime fascista o mesi di isolamento forzato. I benpensanti storceranno sempre il naso. Ma ci viene di essere indulgenti perfino coi sovranisti, se proprio vogliono scendere in piazza a manifestare (con questi proprio no). E poi, chissà, i frutti acerbi della movida, col tempo matureranno e, ispirati, avranno lasciato la propria indelebile firma.

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