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Il Deca – Signori, bambini

Tema: Una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte, sei stato trasformato in adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini. Racconta il seguito
(Signori bambini, di Daniel Pennac)

Riflessioni decaffeinate, buone anche per i deboli di cuore

Siamo diventati grandi, da un giorno all’altro. Cresciuti in una notte, ex adolescenti sognanti trasformati in adulti consapevoli della durezza della vita. Ci troviamo in un mondo parallelo, fantomatico, diverso. C’è chi è chiamato a sostenere una prova di maturità che mai è esistita in passato e mai esisterà (si spera) nel futuro. C’è chi è grande, invece, e non ha ancora capito come starci, in questo mondo.

Il meglio e il peggio degli ultimi mesi, tra segni di crescita e immaturità croniche.

1 – Profeti di sventura. Nel nostro mondo parallelo lo scorso gennaio sono state pubblicate le materie della “seconda prova” dell’esame di maturità: un vero incubo per tanti studenti delle superiori, peggiorato dalla formula sperimentata in questi ultimi anni che metteva assieme, nello stesso test, una prova di Latino e Greco per i licei classici, Matematica e Fisica per gli scientifici e così via. Lacrime e tragedie sui social, ma una sciagurata speranza si faceva avanti di giorno in giorno:

VOTO: 4 (e una nota di biasimo per la gufata)

2 – Come sarebbe dovuta andare. In questo mondo abbiamo perso tante certezze, ma una ce l’avevamo ancora, almeno fino a qualche mese fa: l’eterno ritorno della notte prima degli esami. Lo studio matto, le tazzone di caffè, i “Non mi ricordo niente”. Stesse emozioni, stesse paure, stessi amori. E, soprattutto, stessa canzone.
VOTO: 3 (alle circostanze, perché un’esperienza del genere capita una sola volta nella vita)

3 – Come è andata veramente. Invece il coronavirus, quello che qualche studente si augurava arrivasse anche in Italia, in effetti è arrivato, cambiando gran parte delle nostre abitudini. Le scuole sono state chiuse e l’esame di maturità stravolto: tutti ammessi, per causa di forza maggiore. Prepararlo però ha avuto un sapore completamente diverso, che abbiamo provato a raccontare in un podcast. Così, un po’ per esorcizzare la paura del virus, un po’ per non sentirsi soli, “Notte prima degli esami” di Venditti ha comunque risuonato per le strade di Roma.

VOTO: 10 (perché un “inno” non passa mai di moda)

4 – Esame in maschera. Niente tema d’italiano, ci siamo risparmiati le classiche paginate di polemiche sulle citazioni scelte dalla commissione del Ministero dell’Istruzione e i commenti spaesati dagli studenti, stralunati dalle ore trascorse in aula a rimuginare su quel testo che vale cinque anni di studi. Niente seconda e terza prova, solo una tesina (consegnata entro il 13 giugno) e un colloquio orale di un’ora davanti a una commissione di membri interni più un presidente esterno. Dress code di questo esame, a cui manca il clima di festa, la combinazione mascherina + gel disinfettante.
VOTO: 6 (al salvifico dress code)

5 – Non s’aveva da fare. Come per il matrimonio tra Renzo e Lucia, non sono mancate le voci “brave” di chi suggeriva che l’esame non s’aveva da fare. Critiche sono state mosse alla formula dell’esame in presenza: i prof avevano lamentato un rischio gratuito nel presentarsi all’esame, tanto più dopo mesi di “allenamento” al lavoro e allo studio online. Perché dunque, non celebrare anche l’esame da remoto?
In altri casi la critica si è spinta oltre: è l’esame in sé che va abolito. La crisi Covid che ha investito l’anno scolastico 2019/2020 rappresentava l’occasione buona per mettere fine a un “esame” che ormai tale non è: viene superato dal 99,7 per cento dei candidati ed è diventato “un simbolo, una soglia della maggiore età, una fucina di bei ricordi angoscianti, una festa – soprattutto una festa”.
VOTO: 8 (s’aveva da fare così) / 6 (s’aveva da fare, ma non così) / 2 (non s’aveva da fare)

6 – ‘Mbuti. Se ne sono effettivamente dette tante, tutto e il contrario di tutto. Lo spaesamento è stato diffuso e per certi versi comprensibile. Ma c’è chi ha dato fin da subito il buon esempio: “Gli studenti non sono imbuti da riempire”. Questa frase del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è diventata il simbolo dei suoi primi mesi al dicastero: tanta confusione, qualche gaffe, proposte per rientrare a scuola poi puntualmente smentite dai fatti e dagli esperti. A inizio 2020, qualche settimana prima che il coronavirus diventasse l’unico argomento di cui parlare, era già stata travolta dalle polemiche: lo zero in informatica e le accuse di plagio per la tesi presentata al concorso per dirigenti scolastici (la diretta interessata ha replicato negando il plagio e dicendo “Era una relazione di fine tirocinio”). Di sicuro mai si sarebbe aspettata di finire così tanto sotto i riflettori. Ma per lei non è ancora finita, il vero esame di maturità sarà far tornare gli studenti a scuola tra qualche mese.
VOTO: s.v. (rimandata a settembre)

7 – Rosso ciliegia. Avanti un altro. Un politico che ne azzecca sempre meno (ormai appuntamento fisso del Deca): Matteo Salvini. Negli ultimi giorni è stato protagonista dell’affaire-ciliegie. Criticato per la non proprio delicata scelta di mangiare questi frutti mentre il presidente del Veneto Zaia parlava della morte di alcuni neonati. Se la polemica può sembrare a tratti strumentale (anche se da un politico sarebbe richiesta altra attenzione e sensibilità), la risposta di Salvini è stata all’altezza delle aspettative. Inizialmente ha negato l’accaduto: “Ma scusi, secondo lei io inizio a mangiare ciliegie mentre si parla di neonati che muoiono?”, ha risposto a SkyTg24. Poi, a Mattino 5, ha cambiato versione: “Avevo fame, non avevo mangiato, potrò mangiare ciliegie?”. In ultimo, l’atto “rivoluzionario”, l’affronto cerasico in diretta facebook: “Posso?”.
VOTO: 2 (Ma almeno le ciliegie, quelle sì, erano mature!)

8 – Immaturi digitali. Un mantra che si ripete fino allo sfinimento è l’affermazione per cui la parola crisi, in cinese, abbia in sé due connotati, pericolo e opportunità (si tratterebbe di una bella frase retorica…ma anche di un mito da sfatare). Ad ogni modo, possiamo chiederci: cosa può imparare la scuola del futuro dalla scuola di oggi? Di certo qualche spunto “tecnologico” è arrivato, come l’esperimento congiunto Ministero-RadioRai-Treccani del podcast Maturadio.
È però da affrontare il problema del divario digitale (digital divide) tra aree del paese e tra diverse fette di popolazione. «La scuola digitale – si legge in questo pezzo, che cita anche gli allarmanti dati Istat sull’accesso a device e internet – è una grande occasione da cogliere, ma così come la stiamo vivendo dall’inizio dell’emergenza sanitaria non funziona».
VOTO: 7 (il servizio pubblico batte un colpo)
VOTO: 5 (a un Paese dal futuro tecnologico incerto)

Che abbiamo imparato, Palmer?
Non lo so, signore.
Non lo so nemmeno io… Forse abbiamo imparato a non farlo più!
Sì, signore!
Anche se non so cosa abbiamo fatto!

Burn After Reading, fratelli Coen (2008)

9 – Grande classico. Un classico della maturità, alla voce “letteratura anglosassone”, è Ernest Hemingway. Addio alle armi, Fiesta, Per chi suona la campana sono solo alcuni dei suoi indimenticabili e imprescindibili romanzi. Qualche settimana fa il New Yorker ha fatto un bel regalo agli appassionati del grande scrittore statunitense, pubblicando un suo racconto inedito: Pursuit as Happiness. La storia – come spesso accade nei suoi scritti – ha richiami autobiografici e verrà inclusa nella nuova edizione in uscita di Il vecchio e il mare. “Delimitare il confine tra la finzione e il memoir – leggiamo in Rivista Studio che riporta alcuni passaggi dell’intervista al nipote di Hemingway – però, non è poi così importante: «Come scriveva mio nonno a proposito del suo libro di memorie Festa mobile – che lui stesso definiva “fiction” – un’opera di finzione è sicuramente in grado di far luce su eventi reali».
VOTO: 9 (Grazie al New Yorker per la lettura)

10 – Alex. Una grande storia dei nostri giorni è quella di Alex Zanardi. Uno dei pochi per cui la parola “esempio” vale la pena di essere spesa. Di sicuro nei suoi confronti sarà stato usato anche l’accostamento crisi-opportunità, data la sua capacità di “rinascere” dopo l’incidente in cui ha perso la metà inferiore del suo corpo. Ispirazione per tanti, sportivi e non. Un altro grave incidente l’ha visto protagonista un paio di giorni fa. Al momento è in coma farmacologico.
Abbiamo ripescato un’intervista di qualche anno fa, di Rai News, in cui Novella Calligaris gli chiedeva un ricordo dell’esame di maturità: «Con grande ansia. Riuscii a farmi posticipare gli esami perché avevo un’importante gara di go-kart. Ricordo anche l’ansia e tutti i miei amici che giravano in motorino con l’esame fatto, mentre io ero ancora sui libri. Ma poi andò bene…né più né meno emozionante di una grande manifestazione sportiva».
VOTO: 10 (Forza Alex ti aspettiamo alla prossima gara!)

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