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Un’odissea in bicicletta, per spezzare le sbarre

Sui pedali della libertà, sui pedali della bicicletta di Roberto Sensi, a seguirlo noi, Lorem Ipsum. È l’iniziativa del giornale garantista Il Dubbio, per misurarsi con una prova muscolare. Duemila chilometri in bicicletta dal Brennero, in Trentino Alto Adige, a Porto Palo, in Sicilia, ma questo è niente rispetto alla vera impresa: raccontare il carcere in Italia.

Partenza dall’estremo Nord e la prima tappa è in Lombardia. La regione dell’ex magistrato Gherardo Colombo, che ora il carcere lo vorrebbe veder sparire. Ma anche la zona più intensamente colpita dalla pandemia da coronavirus: un dramma che ha riguardato anche coloro per i quali la novità non è stata la reclusione, ma una nuova solitudine, come racconta il garante dei detenuti Carlo Lio. Il primo carcere dove Roberto Sensi si ferma è quello di Mantova, qui incontra Roberta Ramelli che, da avvocata, entra quotidianamente nella struttura, ma ai minacciosi rumori delle sbarre non si è mai abituata.

Poi a Parma la tappa del 41bis, spiegato dal garante dei detenuti Roberto Cavalieri. E lo stesso giorno dritti verso Modena, al carcere Sant’Anna, dove saliva il fumo delle ultime rivolte, lo ricorda bene Paola Cigarini, volontaria del progetto Carcere-Città.

Terza tappa a Firenze, dove ad aprire le porte del carcere è per noi il cappellano della struttura di Sollicciano. Anche don Vincenzo Russo parla di 41bis: “È un’offesa a Dio”.

Del carcere dovrebbe parlare soprattutto chi lo ha toccato con mano. Nella tappa umbra, dopo l’incontro con la direttrice della struttura di Capanne a Perugia, parla Carmelo Musumeci, a Bevagna. E se a parlare è chi deve trascinarsi dietro un ergastolo ostativo, forse dovremmo ascoltarlo più di chiunque altro: “Il carcere è l’inferno sulla terra”.

Anche le strade del carcere inevitabilmente portano a Roma. Davanti alla struttura di Regina Coeli Roberto Sensi incontra Rita Bernardini, la presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino. Ma c’è anche tempo per una birra. Dove? Naturalmente da Vale la pena, la prima birreria del progetto Economia Carceraria. La compagnia è quella dell’ex detenuto Marco Costantini.

Il carcere è anzitutto una struttura architettonica, non si dovrebbe mai dimenticarlo. A Gaeta è tempo di parlarne con l’architetto Alessandro de Rossi, che è anche vice presidente del Centro europeo studi penitenziari. E c’è una stanza che manca soprattutto nelle carceri italiane, quella dell’incontro affettivo: “L’esproprio della sessualità è una violenza”.

Pedala ancora e arrivi a Napoli, al famoso carcere di Poggioreale. Qui Roberto Sensi incontra il garante dei detenuti locale Pietro Ioia, e subito dopo raggiunge anche Samuele Ciambriello, il garante della regione Campania.

Nessun chilometro, si resta a Napoli, ma i passi per raggiungere il carcere minorile di Nisida sono i più duri. In strutture come questa si pretende di rieducare e reinserire chi ha sbagliato da giovanissimo. Ma come la pensa chi è qui dentro? “Cosa vuoi che ti insegni una pena di 10 anni? Ti uccide”.

L’Associazione dei Futuristi Italiani intanto ci aveva chiesto di fare due domande alle persone che incontravamo lungo la strada: Come vorresti il carcere nel 2040? E cosa stai facendo oggi perché diventi così? Loro hanno risposto.

Poi Lamezia Terme, davanti a un carcere che non c’è più. Ma c’è Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaiha Onlus: “Ho girato tante carceri, ma l’articolo 27 della Costituzione non l’ho visto”.

E così è la volta di Platì, diventata famosa suo malgrado per il gran flambé dell’operazione “Marine”, che sbatté in galera un intero paese. Qui tutti ne portano ancora le bruciature.

Si pedala anche sul mare e si arriva in Sicilia. Qui Gaetano Santangelo racconta della strage di Alcamo Marina, di un omicidio mai commesso e che tuttavia gli costò il carcere.

Infine l’arrivo, dopo duemila chilometri ecco l’estremo Sud: Capo Passero. Un tuffo nell’acqua non è la libertà di tutti. Se lo fosse avrebbe tutto un altro sapore. Perché in fondo sappiamo che non è libertà, finché resta solo di alcuni.

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