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Processate anche me

Ha ragione Matteo Salvini: condannare lui significherebbe condannare milioni di italiani. È lo stesso esecutore del sequestro che punta il dito contro il mandante, il popolo italiano. Un mandante che con la fierezza di un intoccabile ha già invaso Catania sventolando cartelli con su scritto “processate anche me”. Perché no?

E che dire di quei militari della guardia costiera che a fine luglio dello scorso anno, armati, trattenevano a bordo della nave Gregoretti 116 persone? Non sono forse loro i veri esecutori materiali del sequestro? Ma no, eseguivano soltanto degli ordini, si dirà.

È esattamente quanto disse il signor Adolf Eichmann a processo in Israele nel 1961, eseguivo soltanto degli ordini. La scusante non bastò al militare nazista, che venne condannato alla pena capitale, per impiccagione. Eseguivo soltanto degli ordini, la filosofa Hannah Arendt descrisse questa difesa come la banalità del male, in un celebre libro dal medesimo titolo.

Ma in effetti, banalmente, le guardie delle nostre coste eseguivano soltanto degli ordini. Quegli ordini provenivano da Matteo Salvini, che tuttavia, banalmente, eseguiva il mandato che gli era stato consegnato dai cittadini, perché, come ha detto lui stesso: “Ogni italiano sapeva che votando Salvini e la Lega avremmo controllato sbarchi e chiuso i porti”. E quei cittadini, banalmente, hanno messo una x proprio su quel nome e quel partito.

Non meno banale è stata la x sopra il Movimento 5 Stelle, assieme al quale Matteo Salvini governava da ministro dell’Interno e neppure la candida x su chi, tanto peggio tanto meglio, ha scelto di scommettere su quel pericoloso abbraccio rifiutando un’alleanza di governo. E chi non ha votato? Banalmente ha lasciato decidere agli altri.

E gli altri hanno deciso, anche quando hanno deciso di non decidere, anche fuori da questo Paese, hanno deciso di affidare la sorte di quelle persone, banalmente chiamate migranti, a Matteo Salvini. E allora, banalmente, assolvetelo. Ma, finalmente, condannateci.

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