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Il Deca – ‘Stasi’ all’Italiana

Che mi ritrovo negli stessi posti, proprio quei posti che dovevo evitare
(Fai Rumore, Diodato, 2020)

Riflessioni decaffeinate, buone anche per i deboli di cuore

Siamo ancora qua. Eh già, direbbe Vasco. Ricominciamo, aggiungerebbe Pappalardo. E noi, dov’eravamo rimasti? Faceva caldo, tra una lettura estiva e l’altra accompagnati dal decimo Deca – quello sui fenomenifacevamo finta di dimenticare, per dirla alla Diodato, che fossimo nel bel mezzo dell’anno della pandemia. E forse proprio i versi di Fai Rumore, brano vincitore all’ultimo Festival di Sanremo, da febbraio sembrano accompagnarci. Una lettura forzata, va da sé, di un testo che era stato pensato come struggente – e riuscitissima – canzone d’amore. Ma che ci fa compagnia anche durante il colpo di coda del Covid-19, nell’autunno dell’Anno Domini 2020.

Governare la Scuola. C’è qualcuno che ci sta dicendo che dobbiamo evitare certi posti: ce l’hanno detto già in estate, che dovevamo evitare le discoteche. Mentre ora stanno tornando a dirci che le scuole è meglio che stiano chiuse. Ce lo dice il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, il quale ha firmato un’ordinanza con cui chiude baracca e burattini, scatenando le reazioni del governo.
Si procede in ordine sparso, con conflitti tra governo centrale e regioni, tra maggioranza e opposizione, tra fazioni della stessa coalizione. Va detto che la ministra Azzolina sta tenendo botta e difende la (sudatissima) riapertura della scuole, diventata scelta manifesto della propria azione politica. Vedremo se e quanto durerà. Noi di certo, facciamo il tifo per lei: la Scuola, si intende.

Dalla scuola al Governo. Frequenta ancora la scuola la giovane Aava Murto, sedicenne che in Finlandia ha vestito per un giorno i panni da primo ministro. L’idea nasce nell’ambito di Girls Takeover, iniziativa lanciata dall’organizzazione Plan International per sensibilizzare sulle disuguaglianze di genere.
Teenager attiva nel movimento ambientalista che segue Greta Thunberg e nella lotta per il rispetto dei diritti umani, nel suo giorno da capo del governo finlandese Murto ha parlato di tecnologia e questioni di genere, ma ha anche detto di aver imparato molto sulla legislazione del suo Paese.
Ben più interessante è però il profilo di chi le ha lasciato quel posto, la premier finlandese Sanna Marin, donna dei nostri tempi: figlia di una coppia separata, è stata cresciuta dalla madre e dalla compagna. Socialdemocratica, ex ministro dei Trasporti, con i suoi 34 anni al momento della conquista dell’esecutivo è stata la leader più giovane del mondo, fino a quando l’austriaco Sebastian Kurz non le ha rubato il primato. Da agosto è anche a capo del Partito socialdemocratico, segno che in Finlandia il fatto di essere giovani madri non preclude avanzamenti nella propria carriera politica. Marin è recentemente tornata a battere sulla proposta di riduzione dell’orario di lavoro da 8 a 6 ore, senza ritoccare i salari: “Ridurre gli orari e migliorare la condizioni di lavoro è un modo per distribuire più equamente le ricchezze”, ha affermato. Il classico “Lavorare meno, lavorare tutti”.
Il Paese scandinavo non sarebbe il primo ad andare in questa direzione: in Svezia e Olanda esistono già diversi esempi. Vi starete chiedendo, “E la produttività”? Da anni studi sulla materia dimostrano che, a determinate condizioni, lavorare di meno non diminuisce la produttività, anzi.

Per abbassare un po’ il tenore del discorso, al contrario di quanto noi Paesi non frugali immaginiamo, notiamo come non sempre il dibattito pubblico in Finlandia ruoti attorno a tematiche tanto auliche. Proprio la premier Marin è stata in questi giorni oggetto di critiche per la scollatura con cui è apparsa in un servizio pubblicato sulla rivista di moda Trendi.

Molti finlandesi, donne e uomini, non hanno apprezzato il giudizio dei connazionali che hanno bollato come poco serio il servizio (e il casto sterno) in tempi di pandemia, e hanno risposto mettendo l’hashtag #imwithsanna sotto una miriade di scollature.

And the Oscar goes to… A proposito di progressismo scandinavo, anche in Italia diamo dimostrazione di essere al passo coi tempi. Addirittura, avanti. Come lo scrittore George Orwell che nel ‘48 si immaginava un distopico 1984 e un “Grande Fratello” a guardarci in ogni momento. Un po’ come ha lasciato intendere il ministro della Salute, Roberto Speranza, a “Che tempo che fa”. Alla domanda di Fabio Fazio su come intendesse vietare una festa tra le mura domestiche, il ministro ha parlato di non meglio precisate “segnalazioni”, alludendo alle chiamate di “denuncia” di vicini di casa o ignoti passanti colmi di senso civico.
Merita spazio una rapida selezione di meme sull’argomento:

Magari, più che pensare alle segnalazioni dei vicini spioni, il Governo dovrebbe preoccuparsi delle promesse fatte e non mantenute che in questa “seconda ondata” di pandemia potrebbero costarci molto più care di qualche rimpatriata tra parenti. Come l’aumento dei posti di terapia intensiva fino a 11mila unità, obiettivo ben lontano dall’essere raggiunto. Un aspetto che rende impreparate alcune regioni (Campania, Umbria e Marche) ad affrontare la possibile impennata della curva di casi positivi di Covid-19 nei mesi invernali che ci aspettano.

Ti insegneranno a non splendere. Forse l’uscita di Speranza si decomporrà gradualmente fino a non produrre più alcun effetto sull’opinione pubblica italiana. Non accade purtroppo lo stesso ai glitter biodegradabili, nati per sostituire i brillantini di plastica, giudicati troppo nocivi all’ambiente. A dimostrarlo è il primo studio sulla materia, opera della Anglia Ruskin University Cambridge, che ha bocciato l’impiego di glitter biodegradabili perché danneggerebbero fiumi e laghi esattamente come i competitor non bio. Particolarmente utilizzati nei cosmetici, i glitter canonici erano fatti di una plastica chiamata PET, mentre la loro evoluzione eco friendly è composta da particelle di albero di eucalipto, ma mantiene tracce di alluminio per garantire l’effetto riflessione e pure un sottile strato di plastica.
Quindi, al contrario di quanto diceva Pier Paolo Pasolini, ti insegneranno a non splendere, e tu dagli retta.

Verità supposte. Che poi, per tornare alle affermazioni di Speranza, qualche effetto l’hanno avuto. C’è chi le ha subito cavalcate e ne ha approfittato per fare un po’ di propaganda via social. Addirittura Giorgia Meloni via Facebook ha sfornato un paragone con la Germania Est, la Stasi – il ministero per la sicurezza di Stato che si occupava di controllo e spionaggio; la parola per qualche giorno è entrata tra i trend di Twitter – e ha affermato che “sembra di essere ripiombati in quegli anni e in quei luoghi”.
Per chi fosse interessato ad approfondire quel periodo e verificare se l’affermazione di Meloni – da poco eletta presidente di Ecr, partito dei conservatori europei – sia corrispondente al vero, consigliamo la puntata della trasmissione Passato e presente: La Stasi, l’occhio segreto della Ddr.
Per chi invece preferisse un film, sempre su Rai Play, c’è il tedesco Le vite degli altri

Chi dice la verità a volte sbaglia parole, è naturale. Un bugiardo ha studiato prima cosa deve dire e anche quando è sfinito dice sempre le stesse parole

Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006

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