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77′

La voce lontana del telecronista arriva dal 1974. Il nome urlato è quello Jürgen Sparwasser.

Quello che ha appena segnato il numero 14 della squadra con la maglietta blu non è un goal qualsiasi: è un goal che ha lasciato un segno in uno dei momenti più bui della storia, la guerra fredda. 

È l’estate del 1974 e milioni di telespettatori hanno gli occhi incollati alle tv dai colori sbiaditi: nella Germania divisa dal muro si disputa la decima edizione dei Mondiali di calcio. 

Il 22 giugno del 1974 allo stadio di Amburgo non si gioca una partita qualsiasi di un Mondiale qualsiasi. Sull’erba verde si scontra un paese spaccato in due. L’unico paese rappresentato da due nazionali diverse: la Germania dell’est e i padroni di casa, la Germania dell’ovest, in un derby storico che non si giocherà mai più. Per fortuna. 

La partita sembrava già scritta: da una parte una squadra che vantava nella rosa giocatori del calibro di Beckenbauer e Müller. dall’altra parte i calciatori della Ddr, “non avevamo tattica, arrivavamo al calcio come scarti di altre discipline, spesso dall’atletica”, confesseranno poi

La situazione fuori dai cancelli dello stadio è quella che è e per questo la partita è ancora più sentita tra i tifosi dell’una e dell’altra fazione. Tanto che a sostenere la Germania dell’est ad Amburgo arrivano 8.500 tifosi coi visti turistici, che hanno il permesso di restare dall’altra parte del muro giusto il tempo della partita. 

Per tutto il primo tempo a dominare lo scontro è la Germania dell’ovest, che in più di un’occasione va vicina al vantaggio. Al 77′, però, l’inaspettato: il numero 14 addomestica la palla di testa e, dopo averla lasciata rimbalzare, calcia forte.

Il portiere Maier guarda la palla infilarsi nella rete e non ci crede. Intanto tutto intorno il frastuono dello stadio finisce e il tempo resta sospeso: 60mila bocche aperte, incredule di fronte a quel tiro sordo che sfonda la rete bianca. Sparwasser alza le braccia al cielo, si lancia in una capriola e corre ad abbracciare i compagni e la terra. 

La partita finisce al 90’ senza altri goal: la Ddr ha vinto, strappando ai fratellastri dell’ovest il primo posto del girone. Alla fine il mondiale lo vincerà la Germania dell’Ovest, ma poco importa: i numeri due battono i primi, sfondano il muro che li divide per portarsi nelle case operaie dell’est la più soddisfacente delle vittorie. 

Il patriottismo della Germania dell’est li aveva sostenuti, dice il numero 14 della Ddr, e con la vittoria gioiva con loro per una vittoria inattesa e simbolica.

Stella del Magdeburgo e vincitore di una Coppa delle Coppe contro il Milan di Gianni Rivera, a 26 anni Jürgen Sparwasser diventa il simbolo del riscatto in una Germania squarciata, l’est che schiaccia l’ovest almeno una volta, il proletariato dimenticato che vince sulla Germania ricca e in crescita dell’ovest. Il goal di Sparwasser non è solo un goal, è una pallonata che, almeno per una manciata di ore, sbriciola il muro che divide le due Germanie e le ingiustizie che si portava con sé.

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