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La dissidente del Nilo


“Una scrittrice, una dissidente, una donna. Una persona che cerca di esprimere se stessa e spende la sua vita per dire ciò in cui crede”. Così, con umiltà e col sorriso, si presenta lei, l’anima ribelle e femminista del mondo arabo: è Nawal El Saadawi, l’indomita penna d’Egitto. 

Nawal El Saadawi nacque nel 1931 in un paese sul delta del Nilo. Studiò medicina all’università del Cairo. È stata una psichiatra, professoressa universitaria, scrittrice. Ma soprattutto è stata un’attivista.

“Dissidenza vuol dire rivoluzione. quando dici no, quando combatti per le leggi ingiuste sei un dissidente, ma quando la dissidenza è collettiva, allora è rivoluzione”. 

Il suo pensiero fortemente critico sulla condizione della donna nell’Islam non le rese la vita facile in Egitto. Ribelle in un paese in cui ribellarsi è pericoloso e lo è ancor di più se si è donna. 

L’ingiustizia la sente sin da bambina, quando alle sue domande sul perché il fratello avesse più libertà di lei, i genitori le hanno sempre risposto che è così che vuole dio. e così la sua prima lettera da ribelle la scrive proprio a lui, al Dio: “Dio, sei ingiusto con me, tratti mio fratello meglio di me, io sono più intelligente di lui e se tu non inizierai ad essere equo, io smetterò di credere in te”.  

Il suo primo libro Donne e sesso, uscito nel 1972, le costò il posto al ministero della Sanità. Dentro la scrittrice egiziana affrontava il tema delicato delle mutilazioni genitali femminili. 

È successo a lei da bambina e questo le ha permesso di parlarne in modo così intenso, arrivando a persuadere migliaia di persone in tutto il mondo. È legato al patriarcato, ha spiegato in più occasioni. L’uomo è poligamo e la donna monogama per legge, tagliare via la clitoride vuol dire tagliare via il piacere. 

Ma non solo: in quel libro metteva le fondamenta di quella che sarebbe stata la sua lotta per i diritti delle donne, denunciando l’oppressione politica e religiosa. 

“Qual è il problema delle donne? la loro testa. Ed è la ragione per cui vogliono tagliargliela via. Il velo taglia la testa delle donne, perché quando copri la tua testa vuol dire che non esisti più”. 

Da allora la vita di Nawal El Saadawi non è stata più la stessa: perseguitata dalle autorità religiose, decide di spendere tutte le energie nell’attivismo,denunciando la società patriarcale. Il potere ha cercato di zittirla, più e più volte, prima con la censura poi con la repressione.   

Nel corso degli anni, le fu preclusa la possibilità di diventare caporedattrice di un giornale che si occupava di questioni sanitarie e quella di ricoprire il ruolo di segretaria generale dell’Associazione medica in Egitto. 

Nel 1981 fu arrestata a causa della repressione politica dell’allora presidente Sadat. In cella, l’attivista scrisse un altro libro, “Memorie dal carcere delle donne”. Non aveva penne, né carta su cui scrivere e così le sue memorie le impresse su rotoli di carta igienica servendosi di una matita per gli occhi. 

Nel 2011 era in Piazza Tahrir a far fiorire quella rivoluzione che sognava sin da bambina.

Cinquant’anni di impegno politico, sociale e femminista. una scrittrice che non è scesa a patti col potere per sentirsi libera di denunciare e di lottare per le sue sorelle. Senza compromessi. Numero due per definizione, in un mondo in cui il numero uno è sempre uomo. 

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