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Giustizia è stata fatta

Ricapitolando. Esplode una bomba a piazza Fontana. 17 morti e 88 feriti. “Giustizia è stata fatta”, sussurra qualcuno. È il 12 dicembre 1969. Si decide che sono stati gli anarchici. La sera stessa il commissario Luigi Calabresi conduce in questura il ferroviere Giuseppe Pinelli.

Tre giorni dopo, l’anarchico Pinelli è ancora lì: non l’hanno più lasciato andare, lo trattengono illegalmente in questura. Con lui ci sono Antonino Allegra responsabile dell’Ufficio politico, gli agenti Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Pietro Mucilli, il tenente dei carabinieri Savino Lograno. E il commissario Luigi Calabresi.

Giuseppe Pinelli vola dal quarto piano. Muore. “Giustizia è stata fatta”, ripete un mormorio. Si decide che si è suicidato perché non aveva un alibi valido. Non è vero, Pinelli non c’entrava nulla con piazza Fontana, come non c’entravano gli anarchici, e non si è suicidato. La sentenza a cui si arriverà nel 1975 stabilirà allora che fu colpa della forza di gravità: ad ammazzarlo, si leggerà, è stata “l’improvvisa alterazione del centro di equilibrio”. L’equilibrio.

Ma nel frattempo qualcuno, qualche nemico della legge di Newton, si è già fatto giustizia da solo. Il 17 maggio 1972, Luigi Calabresi viene ucciso a colpi d’arma da fuoco, davanti casa sua. “Giustizia è stata fatta”, stavolta è un grido. E stavolta non può essere stata la forza di gravità, allora un colpevole va trovato.

Lo si cerca per anni, poi nel 1988 bussa alla porta Leonardo Marino, ex militante di Lotta Continua. Dice che lui guidava l’auto con cui scappò l’omicida di Calabresi, anche se ne sbaglia il colore, il tragitto che il veicolo effettivamente seguì, descrive nei dettagli un appartamento che invece era completamente diverso all’epoca. Ma sostiene che era lui al volante, nonostante i testimoni parlino di una donna.

Come esecutore materiale accusa Ovidio Bompressi, che verrà condannato e poi graziato nel 2006 da Giorgio Napolitano. Poi punta il dito sui mandanti: Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato, ha finito di scontare la pena nel 2012; e Giorgio Pietrostefani, che riesce a rifugiarsi in Francia, protetto dalla dottrina Mitterand e soprattutto dal fatto che lì il suo reato risulterebbe prescritto.

Ma l’altro ieri la Francia, su richiesta dell’Italia, ha deciso di arrestarlo, insieme ad altri giudicati “ex terroristi”. Leonardo Marino raccontò che a Pietrostefani bastò un attimo per commissionargli l’omicidio, lo fece senza parlare, sotto il palco di un comizio, a Pisa, dove Giorgio Pietrostefani non era presente.

Così lo Stato italiano, è finalmente vicino a mettere le mani su questo pericoloso 77enne malato. E potrà finalmente dire: “Giustizia è stata fatta”.

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