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Ma poi ne restano mille

Barcellona, quartiere di Sants, lunedì 14 giugno, prodromi d’estate. Funzionari di polizia bussano alla porta di casa di un 58enne. Vogliono sfrattarlo. I servizi sociali hanno attestato che l’uomo è estremamente vulnerabile, ma il giudice ha deciso comunque per l’esecuzione dell’ordine.

“Un momento”, risponde il 58enne aprendo ai funzionari alla porta. Si dirige verso una finestra che dà sul patio interno dell’edificio, la apre e si lancia. Non sono suicidi, sono omicidi, è lo slogan che i movimenti per il diritto alla casa hanno lanciato nei giorni successivi, con mobilitazioni che hanno bloccato la città. In Spagna, nel primo trimestre del 2021 ci sono stati quasi undicimila sfratti: oltre il 70% per problemi con l’affitto.

A causa delle grandi influenze delle agenzie immobiliari, il governo spagnolo non ha voluto varare una sospensione totale degli sfratti, come avvenuto invece in Italia. Anche qua da noi, nelle prossime settimane, il blocco sarà solo un ricordo. E’ stata una tregua fugace, dettata dalla bomba pandemia. Ma ora riprende la guerra contro le persone, contro la vita: il diritto alla proprietà privata passa sopra al diritto ad una casa. Così anche il blocco dei licenziamenti è destinato a scomparire: con i contagi in flessione, anche il diritto al lavoro torna a contare meno.

Estate, la pandemia arranca, c’è musica, la playa, il sole, la fiesta, la barca va e la lasciamo andare. Si sussurra però un piccolo segreto all’orecchio: ora che abbiamo risolto un bel problema, là fuori ne restano mille. Intanto, dal firmamento degli sfratti, ecco le prime stelle cadenti: esprimete un desiderio.

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